Gli imperi di sabbia – Logiche di mercato e beatitudini evangeliche

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Il breve saggio di Luigino Bruni, intitolato “Gli imperi di sabbia – Logiche del mercato e beatitudini evangeliche” (EDB, 2016), è un testo concreto, illuminante, capace di risvegliare le coscienze. La tesi dell’autore? L’aver dimenticato la sapienza delle beatitudini impoverisce l’Occidente di gioia e di felicità. Le riflessioni, originariamente una serie di articoli pubblicati su “Avvenire”, sono sassi scagliati in faccia, ma si concludono sempre con una carezza finale.

Bruni, nelle prime pagine, parla della misericordia: essa «si prova per chi è demeritevole, per colui o colei che meriterebbe solo il disprezzo e la repulsione». Per questo motivo è scomparsa dall’orizzonte delle imprese, nelle quali non è capita, non è percepita come un valore; anzi, è combattuta «perché sovversiva rispetto  a tutte le leggi e le regole della giustizia dei mercati, che conoscono e praticano solo la logica meritocratica del “fratello maggiore”» della nota parabola. «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia», ma non nelle grandi aziende, nelle agenzie di riscossione dei tributi, nelle banche: realtà, entità nelle quali è “vietato” amare.

«Beati di puri di cuore, perché vedranno Dio». Secondo Bruni, la «purezza è la parola meno capita e amata della nostra civiltà dei consumi e della finanza». La purezza è associata al vedere. Il puro si accorge di ciò che lo circonda e lo avvolge: chi vive nella purezza «vede ogni uomo e ogni donna come un tabernacolo che custodisce una presenza, anche quando ha perso la chiave e la porticina rimane chiusa. E così è attratto da ogni persona, è un innamorato della vita e ancor più della gente».

«Beati i miti, perché avranno in eredità la terra». Senza operatori di mitezza, si finisce dritti nei tribunali moltiplicando i rancori. I cosiddetti mansueti sono fondamentali per le nostre comunità. Invita, poi, a un’ulteriore riflessione l’espressione «avranno in eredità la terra». In luoghi asettici e fantascientifici (banche, ministeri, enti parassiti), come gli spot televisivi che li promuovono, si decidono spostamenti di capitali e si toglie la terra, la vita a migliaia di persone ormai al minimo indispensabile di energia per vivere. Papa Francesco, nella sua enciclica Laudato si’, ha puntato il dito, e forse qualcosa di più, su questa “violenza bianca”. Dobbiamo smontare questi “imperi di sabbia”.

«Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli». «Il mercato – scrive Bruni – è pieno di […] persecuzioni: imprenditori onesti e retti si trovano a soffrire molto […] solo perché operano in settori dove il senso della giustizia degli altri è interamente addomesticato dalla ragione dei profitti». L’imprenditore che resiste alla burocrazia, alle tasse esagerate, agli appalti truccati senza mai mollare è un “beato”. D’altronde, sono beati coloro che «hanno fame e sete della giustizia». Ancora oggi uomini e donne “muoiono” perché hanno fame e sete di giustizia: sognano e lottano per una vita migliore, più giusta. E nessuno è solo nell’attraversare i deserti aridi. I sognatori, le persone perbene devono soltanto ritrovarsi e unirsi. Solo così  «saranno saziati».

«Beati coloro che sono nel pianto, perché saranno consolati». L’esperienza ci insegna che «la sofferenza più inconsolabile è quella che non riesce a piangere». Oggi con una pastiglia possiamo evitare di piangere per un dolore fisico, ma tutto questo è ripagato dalle lacrime per le sofferenze dell’anima. Il pianto, poi, chiama a raccolta le persone sensibili: «Condividere il dolore e mischiare le lacrime con un amico è per molti la sola felicità dentro vite dove il dolore e le lacrime sono l’unico “pane”». Un afflitto, soprattutto quello che si sente un rifiuto umano,  potrà essere consolato quando capirà di essere ancora utile all’umanità. Siamo chiamati ad aiutarlo in questo percorso tortuoso. L’autore ci offre una testimonianza: «Ho visto un ragazzo prendere un piccolo bidone di latta da una discarica, farlo diventare una cassa di violoncello e suonare Bach. È  la felicità dentro le sofferenze il primo grande motore della storie dei giusti».

Bruni, poi, spiega che una consolazione speciale è quella «della poesia, della letteratura, dell’arte. Il poeta, lo scrittore, il pittore, con la sua opera può raggiungere i disperati della terra. […] Si fa loro prossimo, compagno di strada, e così li fa beati».

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». Soltanto seminando pace si potrà avere un nome nuovo e vivere una fratellanza autentica. Ognuno di noi, malgrado il suo essere impegnato nel bene, non intravede la pace nel mondo, nelle relazioni, in famiglia e, spesso, anche nel proprio cuore. Eppure essere costruttori di pace è fondamentale per formare la nostra identità: non basta pensare che tutto sarà perfetto soltanto nel Regno dei cieli, in una vita oltre la morte. Il sociologo Bauman ci offre l’esempio del puzzle. «Un puzzle comprato in un negozio è tutto contenuto in una scatola, ha l’immagine finale già chiaramente stampata sul coperchio e la garanzia, con promessa di rimborso in caso contrario, che con questi pezzi si può formare quell’immagine e quella soltanto».

Ognuno ha un tassello da inserire già in questa vita, anche chi si sente più povero: «Poveri erano la gran parte dei discepoli di Gesù […], gente comune, come noi, che s’erano messi a camminare dietro e insieme a lui. Erano già poveri o lo diventarono incontrando un altro Regno, seguendo un’altra felicità».

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