Il mio nuovo libro

foto-home-articolo-colonna-sinistra

Nelle settimane di lockdown ho condiviso con voi, amici e studenti alcune riflessioni. Diversi pensatori hanno proposto l’immagine del sasso lanciato in uno stagno che, di rimbalzo in rimbalzo, fa comparire sull’acqua dei cerchi sempre più grandi, che finiscono per abbracciare lo stagno intero. Senza stravolgere il senso di una nota pagina evangelica, ho scagliato pietre (le parole occorre lanciarle perché le cose accadano) per creare “cerchi” di etica (micro-lezioni, meditazioni, post) capaci di dilatarsi nella rete il più possibile. Sassi e cerchi concentrici che hanno ispirato questo nuovo libro: Pietre che rimbalzano sull’acqua. Cerchi di teologia del limite per vivere il nuovo presente (Effatà editrice). L’amico e teologo Martin M. Lintber che ringrazio per la splendida prefazione, scrive: «A Pasqua in tutto il mondo il Vangelo della tomba vuota di Cristo è stato proclamato in chiese vuote di fedeli. La tomba vuota paradossalmente non è stata percepita come segno della risurrezione, ma piuttosto dell’assenza di Dio. Le meditazioni di don Giuseppe hanno origine dall’esperienza drammatica della pandemia, ma allargano l’orizzonte tematizzando le questioni esistenziali di ogni giorno, anche se spesso nascoste, e che in momenti di crisi e calamità arrivano a galla. Rilegge molte pagine della Sacra Scrittura evidenziando come in esse incontriamo un Dio di cui nessuna immagine è adeguata, un Dio che non si presta come risposta semplice e pronta alle inquietudini della vita, un Dio che sa sorprendere sempre di nuovo, perché la sua presenza salvifica rompe schemi umani ed opera al di là delle frontiere».

È un testo attuale, biblico, spirituale, critico e privo di autocensure. L’ho scritto per chi si pone domande scomode; per chi non imprigiona Dio dentro ideologie o templi costruiti da mani d’uomo; per chi “attraversa” la sofferenza; per chi cerca un po’ di speranza. «Spesso la speranza – anch’essa fragile perché non vive del presente ma del futuro che ancora non c’è – si genera nella disperazione (la notte) come un rimbalzo che si riscontra dopo aver toccato il fondo dell’abisso: la tenebra» (p. 27).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *