Piangere

Piangere significa gridare ed esulta­re, invocare e lamentarsi, pentirsi e gioire. Le nostre lacrime raccontano di noi stessi e di quel Dio che le ha condivise di perso­na e le considera così preziose da racco­glierle tutte con tenerezza. «Un libro sul pianto è certamente un contributo all’antropologia, alla teologia, alla psicologia, alla sociologia, alla filosofia della vita, ma bisogna anche riconoscere, con estrema umiltà, che quanto diremo è come la punta di un iceberg che rivela ben poco della complessa, vulnerabile, contraddittoria e, al tempo stesso bella, affascinante e intrigante condizione umana» (S. Cipressa). «Nella Sacra Scrittura, le lacrime non sono mai cristallizzate, non abitano in un’acqua stagnante priva di corrente; sono, invece, “gocce in movimento” che scorrono quando siamo sopraffatti dal dolore o dalla gioia: irrigano i nostri volti muti o urlanti, inondano i nostri momenti di gioia, tracimano dalle guance evocando in noi, attraverso il loro flusso, sempre l’oltre (G. Pani).

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